Roma, oltre 400mila euro di multe per lo scandalo del cimitero dei feti
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Roma, oltre 400mila euro di multe per lo scandalo del cimitero dei feti
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Contro lo scandalo del cimitero dei feti di Roma Flaminio, scoppiato nel 2020, si è schierato anche il Garante della privacy. L’Autorità per la protezione dei dati personali ha sanzionato per 176 mila euro la città di Roma e per 239 mila euro Ama, la società a cui è affidata la gestione dei servizi cimiteriali della capitale d’Italia, per aver ottenuto e diffuso senza consenso i dati delle donne che hanno affrontato un’interruzione di gravidanza, esponendoli pubblicamente sulle sepolture dei feti.

Le regole sui feti

In base al regolamento di polizia mortuaria, i “prodotti del concepimento” di età inferiore alle 20 settimane possono essere sepolti solo su richiesta dei genitori, oppure gestiti dall’ospedale attraverso una procedura chiamata termodistruzione. Per i feti al di sopra delle 28 settimane di età intrauterina, considerati “nati decessi”, le regole sono le stesse per una persona nata e quindi vige l’obbligo di sepoltura disposto direttamente dalla Asl a meno di esplicita richiesta dei genitori.

Queste disposizioni valgono per ogni tipo di gravidanza interrotta, sia per un aborto volontario, che per uno spontaneo o terapeutico. Tuttavia, spesso i genitori non sono a conoscenza delle loro opzioni, perché non riportate all’interno dei moduli per il consenso informato. In più le associazioni religiose antiabortiste, grazie a una scappatoia della legge che concede di poter fare richiesta di sepoltura i genitori o “chi per essi”, si intromettono nella pratica andando a prelevare i feti per seppellirli in questi cimiteri.

La violazione dei dati

Ma in nessun caso la legge consente a soggetti terzi di ottenere i dati personali delle donne coinvolte e men che meno di esporli pubblicamente come strumento di delegittimazione e accusa. Nonostante ciò, le organizzazioni antiabortiste sono riuscite a ottenere da Ama la documentazione con i dati identificativi delle donne inviata dall’Asl di Roma 1, che poi sono stati inseriti nei registri cimiteriali, creando un elenco di tutte le persone che avevano effettuato un’interruzione di gravidanza sull’intero territorio regionale, e posti sulle croci delle sepolture.

Tutte azioni completamente illegali, oltre che di una violenza ignobile, vietate sia dalle disposizioni relative alla tutela dei dati sanitari delle persone, di cui è assolutamente proibita la diffusione, sia dalla stessa legge 194 del 1978, che prevede un rigoroso regime di assoluta riservatezza a tutela delle persone coinvolte che hanno il diritto a non essere identificate e giudicate per aver compiuto una scelta di libertà sancita dalla legge.

Per questo, il Garante ha sanzionato Roma capitale e Ama, per aver attivamente concorso a violare queste disposizioni, e ha ammonito l’Azienda sanitaria locale per la diffusione in chiaro di questi dati. Pertanto, oltre alla sanzione, l’Autorità ha anche imposto all’Asl di oscurare o cifrare i dati identificativi delle donne, non riportare in chiaro le generalità sulle autorizzazioni al trasporto e alla sepoltura dei feti e assumere ogni misura necessaria a scongiurare la possibilità di poter risalire, in ogni modo, all’identità delle donne coinvolte.



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di Kevin Carboni www.wired.it 2023-06-22 14:13:18 ,

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